Nati a immagine e somiglianza di Dio

Siamo nati a immagine e somiglianza di Dio; immagine è il dono che Dio ci ha fatto. Ognuno di noi porta in sè la scintilla del Creatore, la luce. La somiglianza, invece, è quello che dobbiamo diventare e noi possiamo diventare simili a Dio se ci lasciamo illuminare dal suo Spirito, guidare dalla sua luce, allora arriviamo a somigliare a Dio, ad essere Dio per partecipazione. Questa cosa è bellissima, è straordinaria, è possibile a tutti! E non pensate che sia complicato, Dio è semplice. Lo può fare la persona più ignorante sulla faccia della terra come la persona più sapiente e ricca, basta che sia uomo vero nel rapporto con Dio vero.

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Cogliere semi di luce

Il profeta non è colui che prevede il futuro, non è un indovino, non è un mago che cerca di dirti quello che capiterà dopo, no. Il profeta è colui che sa cogliere nel momento i semi di luce che serviranno per il futuro. Il profeta è colui che entrando nella sua anima e nel suo cuore sa intravedere i moti dello Spirito che illuminano il presente. Profeta possiamo esserlo tutti se umilmente ci abituiamo a entrare in noi, a far tacere tutti i rumori esterni alla nostra anima, per cogliere i moti dello Spirito i pensieri dell’eterno. Scopriremo due cose: non solo il senso di quello che sta capitando ma anche un grande stupore e una grande gioia.

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Resilienza

Noi siamo fragili, abbiamo tanti difetti, sbagliamo molto. Si può dire che l’essere umano fa molti sbagli nella sua esistenza e questi sbagli potrebbero scoraggiarlo, rattristarlo, anzi, molti agiscono proprio su questi sbagli per diffondere negatività, paura, solitudine. Occorre, invece, essere intelligenti e saper sfruttare bene gli sbagli e le mancanze. La resilienza è quella capacità dentro ciascun essere umano di trasformare la frustrazione, la fatica e lo sbaglio in opportunità, in crescita, in luce nuova. Ecco coltiviamo la resilienza. Come possiamo farlo? In due modi, cercando di evitare di drammatizzare gli sbagli che facciamo e di intravedere il positivo in noi e negli altri: ci accorgeremo che l’umano e la fragilità possono essere trasformati in opportunità e crescita. Infatti, si guadagna molto di più con lodi date con pertinenza che con continui castighi e rimproveri. Allora non dobbiamo rimproverare noi stessi che sbagliamo, dobbiamo rimproverarci se quando sbagliamo rimaniamo fermi non ci rialziamo e drammatizziamo, invece possiamo stimarci se ricominciamo, ci rialziamo e continuiamo ad amare.

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La cosa più bella fra gli esseri umani è l’attenzione

La vita bisogna affrontarla con gli occhi di un bambino.

Quali sono le caratteristiche del bambino? Sono sostanzialmente due: il bambino non ha il tempo, tutto è eterno, tutto è vissuto nell’assoluto. Ecco perché Gesù dice che noi dobbiamo tornare bambini! La seconda caratteristica è che il bambino mette dentro tutto se stesso in quello che fa, è pienamente lui, pienamente attento. È stata Simone Weil, la filosofa francese che diceva: “La cosa più bella fra gli esseri umani è l’attenzione”. Allora viviamo eternamente nel presente con l’attenzione profonda, saremo bambini e uomini evangelici.

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La realtà

La realtà non è quella che noi vediamo. La realtà ci viene incontro con l’attimo presente; ma la facciamo esistere noi nella misura in cui vi scorgiamo il positivo, l’amore, il senso. Ecco perché la realtà è la luce dentro di noi che illumina quello che succede, quello che capita. In questo modo tutte le cose, tutte le vicende trovano un senso, trovano un fine che è la volontà di Dio sul presente, sulle cose: è la volontà di Dio è solo l’amore.

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Educare…

Noi pensiamo che educare sia dare norme, regole, castigare, punire… no, niente di tutto questo, niente! Educare è far sentire il bambino atteso, desiderato, far sentire che ne è valsa la pena che è nato, e questo noi possiamo farlo se ogni volta che parliamo con il bambino terminiamo il nostro dire con la parola Tu. La parola Tu vuol dire che rispettiamo la sua dignità, ad esempio si può dire: “Guarda non mi aspettavo questo da te, hai sbagliato qui, qui, qui… sono sicuro che Tu farai meglio, sono sicuro che Tu saprai cosa fare”. Questo Tu è il capolavoro dell’educazione.

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Energia vitale

L’innamoramento è l’energia vitale dell’anima. Lo spazio e il tempo non esistono più, se non nella assolutezza eterna del presente. Lo sguardo dell’innamorato è pieno di luce ed infinito desiderio dell’attesa. È un’attesa che sa di eterno e che sfugge nell’immediato per abitare il cielo delle emozioni. L’innamorato diventa così ricco di emozione e di luce, che dai i suoi pensieri e dai suoi scritti sgorgano fiotti teneri di commozione e di dolcezza. Allora l’incanto prende il posto del tempo e l’eternità diventa di casa: è una breve eternità che contiene l’intenso del paradiso. Ecco perché è impossibile far tacere l’innamorato, perché il tesoro che prova è fatto per donarlo all’amata. L’innamorato ritrova così la sua vera vocazione: essere dono di sé all’altro in un tripudio di gioia. Si, di là, saremo sempre innamorati.

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La donna dell’educare

La grandezza di Maria non sta nelle apparizioni, ma sta nel fatto che lei è stata una donna tutta d’un pezzo, con pazienza e coraggio. Suo figlio, Gesù, era considerato un malfattore, un eretico, un brigante, una persona, insomma, dove per stare con lui bisognava essere dei malfattori, dei delinquenti. Maria ha supportato tutto questo, ha avuto pazienza e coraggio. Pazienza nel credere nonostante tutte le maldicenze, coraggio nel rimanere ferma soprattutto ai piedi della croce nonostante tutto il vento contrario.

Quanto sono stufo di tutte le sue apparizioni, penso che probabilmente, queste apparizioni nella stragrande maggioranza dei casi non sono vere. È arrivato il tempo di dare giustizia a Maria, considerarla nella sua grandezza come una donna tutta di un pezzo, la donna dell’educare.

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La realtà è quella che vediamo?

Tutti ci dicono che la realtà è quella che vediamo, è quella che le cronache ci presentano. Questo è falso per due motivi:

primo: l’85% delle notizie dei telegiornali sono negative e questo è ingiusto, perché sono stati fatti tanti esperimenti, in tanti paesi d’Italia e si è notato che, succedono metà cose belle e metà cose brutte, se fossimo almeno oggettivi dovremmo presentare un telegiornale con metà notizie belle e metà notizie brutte;

secondo motivo: la realtà è quella che noi facciamo esistere. Facciamo un esempio: se io descrivo i difetti di una persona, tutti i difetti, che idea si ha di quella persona lì? Negativa. Se invece descrivo i suoi pregi l’idea è positiva. Ecco, la realtà è quella che facciamo esistere noi, dovremmo diffondere il positivo dappertutto, in poco tempo noi realizzeremo dei circoli virtuosi, dove il positivo e il bene contaminano il mondo.

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L’attenzione è sinonimo di cura

Simone Weil, questa grande filosofa francese, diceva “L’attenzione è la realtà più grande fra gli esseri umani”, si, perché stare attenti è sicuramente una delle capacità più belle dell’umano. Affinché io stia attento è necessario che io sia fuori di me, completamente nella realtà, completamente nell’altro. Allora l’attenzione è sinonimo di cura, di sguardo positivo, di concentrazione di tutto me stesso in quello che sto facendo.

Il primo che avuto l’attenzione nei confronti dell’uomo è stato Dio, che per amore l’ha posto ad esistere. Dio è continuamente attento nei nostri confronti, perché come una madre, ci cura con le sue viscere e manifesta sempre in ogni attimo la sua tenerezza.

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